Apollo

Uno degli aspetti più affascinanti della mitologia è scoprire come gli esseri umani abbiano cercato di trovare una spiegazione a tutto ciò che non erano ancora in grado di comprendere. ⁣
La creazione di figure divine finiva, poi, per trasformarsi in un modo per vedere in altri il riflesso di se stessi, quasi per giustificare azioni e reazioni, sentimenti ed emozioni, soprattutto quelli negativi. Perché se persino una divinità non riesce a liberarsi della parte più oscura di sé, se anche essa soccombe agli istinti più esecrabili, come possono gli esseri umani aspirare a farlo? ⁣
Molte divinità possono vantare una natura complessa, che difficilmente può essere definita in termini assoluti. Non sono del tutto buone, ma neanche soltanto crudeli. E quelle che più tendono a intrattenere rapporti con i mortali sono coloro che, nel bene e nel male, più rispecchiano la natura umana. ⁣

Apollo è spesso presentato come il dio del canto e della poesia e come signore delle Muse, tanto bello quanto sfortunato in amore. Ed è tutto questo, ma è anche molto altro. ⁣
Apollo è anche implacabile e crudele, violento e vendicativo con chiunque osi sfidarlo, come ben mostrano le vicende che lo legano al satiro Marsia e a Coronide, la donna mortale con la quale ebbe un figlio, Asclepio. ⁣

Marsia viveva nella natura selvaggia dei boschi e qui trovò uno strano oggetto: una canna su cui comparivano una serie di buchi. Appoggiando le labbra su un’estremità della canna, il satiro si rese conto che da quell’oggetto usciva un suono melodioso, che poteva modulare giocando con le dita sui buchi. Marsia si convinse che nessuno strumento poteva essere all’altezza di quella canna, neanche la cetra di Apollo. Lanciò, così, una sfida al dio e a giudicarli furono le Muse. Il vincitore avrebbe potuto fare ciò che voleva del perdente, questo era il premio in palio. Le Muse decretarono la vittoria di Apollo e il dio, deciso a punire la vanità del satiro che aveva osato sfidarlo, legò Marsia al tronco di un albero, prese il coltello che portava sempre con sé e iniziò a scuoiarlo, lentamente.

Coronide era una donna mortale che, dopo essere rimasta incinta del figlio di Apollo, tradì il dio con un uomo comune. Fu il corvo, secondo il mito, a fare la spia, raccontando tutto ad Apollo che, spinto dalla rabbia, trasformò il corvo, che prima era bianco, in nero.⁣
Poi uccise Coronide e le strappò dal ventre il figlio, che fu affidato al saggio centauro Chirone, dal quale Asclepio apprese le arti mediche. ⁣

Apollo era un dio che poteva odiare e amare con la stessa intensità. Tanto sapeva essere implacabile e crudele con chi osasse sfidarlo, tanto era in grado di amare profondamente. I suoi amori, però, sembrano essere sempre destinati a un finale tragico. ⁣
Il suo più grande amore fu Giacinto e fu il dio stesso, mentre si esercitavano nell’atletica, a lanciare il disco che colpì il giovane al collo, uccidendolo all’istante. Apollo si inginocchiò accanto al corpo di Giacinto e pianse disperato; il sangue del giovane, sparso sul terreno, iniziò a mutare forma, trasformandosi in un fiore rosso che da allora avrebbe per sempre portato lo stesso nome di Giacinto. ⁣

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