Trotula

Trotula nasce a Salerno e qui opera nella scuola medica salernitana. È una donna del Medioevo, periodo storico in cui, nonostante l’esercizio della professione medica non era mai stato interdetto per legge alle donne, in sostanza era vietato loro di entrare in un’università e il numero di donne medico era del tutto trascurabile. La stessa Trotula, anche se molto lodata per i suoi meriti e le sue opere, non viene mai espressamente denominata medico. ⁣

Le conoscenze delle donne in campo medico erano legate a ciò che apprendevano in ambito familiare o mediante l’addestramento che era impartito anche ai barbieri, mestiere esercitato da molte donne che praticavano anche una sorta di piccola chirurgia (toglievano i denti, praticavano i salassi, curavano slogature e fratture degli arti). Molte donne medico erano più che altro barbieri che conoscevano anche le proprietà medicinali delle piante, che costituivano la base delle ricette di allora. ⁣
Erbe e piante divennero per molto tempo un argomento caro alle donne, con madri che tramandavano alle figlie la conoscenza dell’erboristeria. Le più povere ne fecero talvolta un mezzo di sostentamento e per questo venivano guardate con sospetto. Da qui a considerarle streghe il passo fu breve.⁣
Molte donne, vicine a medici laureati, riuscirono a ottenere le autorizzazioni a prestare cure e alcune di loro raggiunsero una certa fama come medico e chirurgo, soprattutto nel campo della ginecologia, che divenne un settore privilegiato dalle donne. ⁣
Neanche loro, però, ebbero una vita professionale facile, perché gli uomini continuarono a difendere il proprio privilegio di accedere alle conoscenze che si ottenevano soltanto presso le università. ⁣
La scuola medica salernitana fu una delle rare eccezioni in Europa a consentire a non poche donne di accostarsi alla professione medica in un periodo in cui era praticamente vietato o solo casualmente consentito. ⁣

Trotula si presenta come esperta della medicina femminile, pronta a difendere le donne da maltrattamenti e da prepotenze che l’uomo – un familiare o un medico – potrebbe essere pronto a infliggere loro dall’alto della sua pretesa superiorità.

Tra le sue opere più importanti: il ‘Trotula maior‘, un trattato di ostetricia e di puericultura, e la ‘Pratica‘, in cui emerge un profondo senso di solidarietà dell’autrice per le donne, per i loro malanni e per la difficoltà di curarli, legata al fatto che molte donne avevano paura di porsi nelle mani di medici uomini.

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